The Pyramid of Power – Chapter 13: The Technocratic State, di Derrick Broze, The Conscious Resistance Network
Tredicesimo capitolo della Piramide del Potere, una serie di documentari in 17 parti che si propone di rispondere alla domanda: Chi governa il mondo?
Il giornalista Derrick Broze esamina le istituzioni e gli individui che cercano di manipolare il nostro mondo a proprio vantaggio. In questo capitolo (pubblicato nel maggio 2024), Derrick Broze si concentra sulla filosofia che da decenni guida la Piramide del Potere. Quali organizzazioni e individui hanno contribuito a costruire l’emergente Stato tecnocratico e cosa possiamo fare al riguardo?
Presentato da The Conscious Resistance Network: https://theconsciousresistance.com/
Ricercato, scritto e narrato da Derrick Broze
Montaggio di Becca Godwin e Ben Mathie
Musica di Pop Vultures
Con la partecipazione di Patrick Wood.
https://thepyramidofpower.net/
https://theconsciousresistance.com/the-pop/
https://thepyramidofpower.net/?page_id=1076
https://theconsciousresistance.com/pop-chapter13/
Tradotto e sottotitolato in italiano da Giulia Rodighiero.
La Piramide del Potere in italiano: https://giuliarodi.com/category/la-piramide-del-potere/
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TRASCRIZIONE
Il mio nome è Derrick Broze. Negli ultimi dieci anni ho lavorato come giornalista d’inchiesta, conducendo un programma radiofonico, scrivendo libri e producendo numerosi documentari sulle realtà del traffico di bambini, sui pericoli della tecnologia e sulla lotta indigena. Ora, voglio scoprire se esiste una rete di individui e istituzioni che lega queste tematiche. Molti ricercatori ipotizzano l’esistenza di un cartello internazionale che manipola segretamente gli eventi mondiali a proprio vantaggio. Sono queste solo affermazioni di fantasia e delirio paranoico, o c’è davvero un’agenda per manipolare l’umanità secondo le esigenze della Piramide del Potere?
Capitolo 13: Lo Stato Tecnocratico
Finora, ci siamo concentrati sui vari individui e istituzioni che formano la Piramide del Potere. Mentre ci avviciniamo alla cima della piramide e alla domanda imminente: “Chi sta in cima alla piramide?”, dobbiamo prima fermarci ad esaminare la filosofia che sembra guidare le azioni della cerchia ristretta.
Nel corso degli anni, i ricercatori della classe dominante sono stati generalmente suddivisi in tre categorie: chi ritiene che la filosofia guida sia il comunismo, chi crede che sia un’ideologia fascista a guidare gli psicopatici al potere e, infine, chi vede il pericolo maggiore provenire dai nazionalisti autoritari.
Ora, non è difficile capire perché alcuni credano che la minaccia sia il comunismo, il fascismo o persino il nazionalismo. La storia ci mostra la violenza, il tradimento, la tirannia, gli omicidi e la fame causati dalla rivoluzione bolscevica russa e da altre rivoluzioni comuniste ispirate dai bolscevichi. Inoltre, abbiamo visto la violenza e la morte causate dai nazisti di Hitler e dai fascisti di Mussolini. E la storia ci ha anche dimostrato che i tiranni usano la scusa del tradizionalismo e dell’identità nazionale per imporre le loro misure di polizia, come nel caso della dittatura di Franco in Spagna.
Questi eventi storici meritano tutti un’analisi più approfondita, che faremo in un prossimo capitolo, ma per ora è importante capire che, mentre alcuni ricercatori cadono in questa dicotomia tra comunismo e fascismo, altri ritengono che questa visione ristretta non colga il punto quando si tratta della vera filosofia guida della Piramide del Potere.
Se non è il nazionalismo di destra o il comunismo di sinistra che dovremmo temere, qual è la vera filosofia che sta alla base delle azioni della classe dominante?
Capire la tecnocrazia storica
All’inizio del XX secolo, iniziò a svilupparsi un movimento incentrato su una teoria politica nota come tecnocrazia, un sistema in cui la gestione dei governi è affidata a esperti tecnici, spesso con soluzioni incentrate sulla tecnologia. I primi sostenitori della tecnocrazia sostenevano che questo concetto avrebbe portato ad una migliore gestione delle risorse e alla protezione del pianeta. Tuttavia, questo sistema di governo gestito da esperti tecnologici e dalla loro tecnologia comportava anche una perdita di privacy, oltre alla centralizzazione del potere e alla gestione di tutti i comportamenti umani. Sebbene il termine sembri essere stato in gran parte dimenticato, la filosofia e l’influenza tecnocratica sono visibili ovunque nel nostro mondo digitale moderno.
All’inizio degli anni ’30, mentre la popolazione degli Stati Uniti era alle prese con la Grande Depressione, molti ricercatori e filosofi iniziarono a cercare modi alternativi di vedere la società. La tecnocrazia era una di queste alternative. Il libro Technocracy and the American Dream descrive l’inizio del movimento come segue:
“Una delle prime alternative plausibili fu proposta da un gruppo di tecnici e ingegneri sociali che avevano organizzato il Comitato sulla Tecnocrazia presso la Columbia University. Al centro della loro analisi c’era il paradosso di una società vittima dell’abbondanza. La scienza, l’ingegneria e la tecnologia avevano il potenziale di realizzare un’utopia materiale. Tuttavia, secondo i tecnocrati, l’inefficienza dell’America nell’adattarsi alle esigenze della tecnologia moderna aveva portato alla Grande Depressione. La tecnologia, sostenevano, richiedeva un completo riorientamento della produzione e della distribuzione secondo criteri scientifici e ingegneristici.”
Il ricercatore Patrick Wood è stato uno dei primi a riconoscere l’importanza del movimento storico della tecnocrazia. Wood ha collaborato con Antony C. Sutton, famoso economista, professore e scrittore anglo-americano. Lo stesso Sutton ha pubblicato numerosi libri che esplorano l’intersezione tra persone potenti e società segrete. Alla fine degli anni ’70, Woods e Sutton scrissero insieme due volumi di Trilaterals Over Washington, incentrati sull’allora nuova organizzazione, la Commissione Trilaterale. Sono stati proprio i suoi studi sulla Commissione Trilaterale a portare Woods a capire la tecnocrazia storica.
Patrick Wood: Si tratta di un sistema creato nel 1930 presso la Columbia University, sede del progressismo americano dell’epoca, nel pieno della Grande Depressione, quando un gruppo di ingegneri e scienziati della Columbia pensò di poter fare meglio e ricreare un sistema economico che sostituisse il capitalismo e l’economia del libero mercato. Lo chiamarono tecnocrazia. Doveva essere un sistema basato sulle risorse, non sui prezzi, in cui tutte le risorse e i beni del mondo sarebbero stati controllati da loro, i tecnocrati. Era un movimento interessante in quanto non aveva alcun interesse per la politica o le strutture politiche. All’epoca volevano che il presidente Roosevelt abolisse il sistema politico, si dichiarasse dittatore e, in sostanza, che semplicemente nominasse dei tecnocrati per governare l’intero Paese. Volevano che sciogliesse il Congresso e mandasse tutti a casa. A quei tempi era piuttosto folle.
Il sostenitore più influente del movimento tecnocratico originario era un uomo di nome Howard Scott, uno scrittore che fondò la Technical Alliance a New York City nel 1919. Scott riteneva che gli imprenditori non disponessero delle competenze e dei dati necessari per riformare i propri settori industriali e che quindi il controllo dovesse essere affidato agli ingegneri. Nel 1932, Scott e il collega tecnocrate Walter Rautenstrauch costituirono il Comitato per la Tecnocrazia presso la Columbia University. Il gruppo finì per dividersi, con Scott alla guida della Technocracy Incorporated e il collega tecnocrate Harold Loeb a capo del Continental Committee on Technocracy.
Sia Rautenstrauch che Loeb si distanziarono da Scott, in parte perché lui era un militante delle sue convinzioni tecnocratiche, mentre gli altri due potevano essere considerati tecnocrati moderati.
Dopo queste divisioni, Scott iniziò a concentrarsi sulla progettazione di un piano per realizzare tale visione tecnocratica. Tra il 1933 e il 1936, la prima bozza della società tecnocratica prese forma negli scritti di Scott e nel corso ufficiale di studi sulla tecnocrazia, curato e in gran parte scritto da un altro tecnocrate di nome King Hubbert.
Hubbert e Scott presumevano che il modello sociale da preferire fosse un’organizzazione gerarchica. Tuttavia, invece che imprenditori, capitalisti o politici, ritenevano che sarebbero stati gli ingegneri e i tecnici a gestire un “sistema produttivo e distributivo permanente che avrebbe sfruttato le risorse energetiche del Paese a vantaggio reciproco dell’intera popolazione”.
Questa “struttura aziendale autoalimentante” o “Technate”, come Scott chiamava la sua organizzazione, sarebbe stata suddivisa in “divisioni funzionali” gestite da un direttore di divisione. Tutti questi direttori avrebbero costituito il “Consiglio direttivo continentale” che avrebbe preso “qualsiasi decisione che doveva essere presa relativa all’intero meccanismo sociale”. Il consiglio direttivo avrebbe eletto uno dei suoi membri come direttore continentale. Questo re-tecnico avrebbe avuto la responsabilità del buon funzionamento dell’intera operazione.
Nel 1938, Technocracy Incorporated pubblicò un documento che delineava ulteriormente la sua visione di tecnocrazia:
“La tecnocrazia è la scienza dell’ingegneria sociale, il funzionamento scientifico dell’intero meccanismo sociale per produrre e distribuire beni e servizi a tutta la popolazione di questo continente. Per la prima volta nella storia dell’umanità, questo sarà affrontato come un problema scientifico, tecnico e ingegneristico. Non ci sarà spazio per la politica o i politici, la finanza o i finanzieri, i racket o i racketisti.
La tecnocrazia afferma che prezzo e abbondanza sono incompatibili: maggiore è l’abbondanza, minore è il prezzo. In una situazione di vera abbondanza non può esserci alcun prezzo. Solo abbandonando l’interferente controllo dei prezzi, e sostituendolo con un metodo scientifico di produzione e distribuzione è possibile ottenere abbondanza. La tecnocrazia distribuirà i beni tramite un certificato di distribuzione disponibile per ogni cittadino dalla nascita alla morte. Il Technate comprenderà l’intero continente americano, da Panama al Polo Nord, perché le risorse naturali e i confini naturali di quest’area lo rendono un’unità geografica indipendente e autosufficiente.”
I tecnocrati diffusero la loro visione di un mondo pianificato centralmente attraverso libri, discorsi, club e partiti politici. Ciò portò a un breve periodo di popolarità negli Stati Uniti e in Canada negli anni successivi alla Grande Depressione. Mentre politici ed economisti cercavano una soluzione alla crisi finanziaria, i tecnocrati immaginavano un mondo in cui politici e imprenditori fossero sostituiti da scienziati, ingegneri e altri esperti tecnici, che avrebbero gestito l’economia.
Il libro Technocracy and The American Dream ci dà una visione fantastica della mente di Scott e sull’idea tecnocratica da lui proposta. Una cosa è chiara: i tecnocrati erano materialisti nel profondo, e non trovavano alcuna utilità nella filosofia o nella virtù. Scott e i suoi alleati vedevano gli esseri umani come ingranaggi meccanici di una macchina più grande, che dovevano semplicemente piegarsi alla volontà della macchina nell’interesse di un presunto bene collettivo.
L’autore William Akin ha osservato che “nell’utopia tecnologica [dei tecnocrati], le macchine servono l’uomo solo quando l’uomo serve loro”. Akin ha anche affermato che i tecnocrati “non avrebbero accettato alcuna limitazione al mandato dei tecnici”, preferendo invece che “la razionalità della scienza e l’armonia della macchina, non le virtù utopiche, dettassero le forme organizzative”. Scott credeva che alla fine l’uomo sarebbe arrivato ad accettare “una realtà intesa in termini di funzionamento simile a quello di una macchina”.
La realtà della visione tecnocratica descritta da Scott è che comporterebbe una perdita di scelta e libertà individuali. Infatti, Akin scrive che «in una tecnocrazia, si rinuncerebbe a una quantità considerevole di cose ritenute positive. Per coloro che desideravano una nuova società, la preoccupazione per il bene comune riduceva al minimo concetti obsoleti come la realizzazione individuale, la responsabilità verso se stessi, la coscienza individuale, la libera scelta e l’espressione di sé, ovvero l’intero credo liberale nella dignità e nel valore dell’individuo. Non ci sarebbero state “sciocchezze sulla libertà individuale”».
Akin osserva inoltre che “alcune libertà individuali sarebbero sacrificate a favore dell’efficienza” e che il lavoro di un individuo non sarebbe una sua scelta, ma sarebbe “determinato dalle sue capacità e dalle esigenze dell’organizzazione”. Il Technate deciderebbe come produrre i beni, dove allocare la manodopera e le risorse, sviluppare e applicare la tecnologia e, soprattutto, garantire l’efficienza.
Naturalmente, i consumatori avrebbero meno scelta nel mercato dei tecnocrati perché Scott immaginava che il Technate avrebbe limitato molti tipi di beni che comportavano sprechi e inefficienze. Akin scrive:
“Ad esempio, poiché la produzione di più modelli di automobili o di case a progetto speciale aumenterebbe l’inefficienza, questi articoli dovrebbero conformarsi alle specifiche funzionali piuttosto che ai gusti dei consumatori”.
I tecnocrati sostenevano di non essere interessati ad adottare tattiche da stato di polizia, ma Akin osserva che Scott aveva un organigramma che “prevedeva l’istituzione di una divisione di controllo sociale con poteri potenzialmente di vasta portata”. Questa organizzazione avrebbe avuto il compito di “assicurarsi che tutto ciò che riguarda le relazioni individuali funzionasse senza intoppi”. Non è stato descritto esattamente come tale compito sarebbe stato svolto, ma è chiaro che i tecnocrati immaginavano un mondo in cui la burocrazia influenzasse ogni relazione umana.
Akin ha anche scritto che i tecnocrati hanno cercato di combinare la loro fede nella scienza positivistica con una visione meccanicistica dell’uomo e il predominio della tecnologia in un ideale funzionale che ricordava Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.
Nonostante il lavoro di Scott e Technocracy Inc, negli anni ’40 l’interesse generale per il movimento tecnocratico sembrò dissiparsi. Alcuni ricercatori attribuiscono questo fenomeno alla mancanza di una teoria politica coerente per realizzare il cambiamento, mentre altri sostengono che il presidente Roosevelt e il New Deal fornirono una soluzione alternativa alle difficoltà finanziarie.
Qualunque fosse la causa, la tecnocrazia cessò di essere un argomento di discussione politica mainstream. Tuttavia, questa non fu la fine del movimento tecnocratico.
L’era tecnotronica
Le idee alla base della visione tecnocratica ricevettero una notevole sponsorizzazione negli anni ’70, con la fondazione della Commissione Trilaterale e la pubblicazione del libro Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era [Tra due epoche: il ruolo dell’America nell’era tecnetronica], scritto dal politologo Zbigniew Brzezinski. Brzezinski era stato anche coinvolto nella stessa fondazione della Commissione Trilaterale. Questo fu l’inizio della rinascita del pensiero tecnocratico.
Patrick Wood: “Ma nei primi anni ’70 tornò alla ribalta con grande vigore. Fu poi ripreso da personaggi influenti come David Rockefeller e ideologi politici come il professor Zbigniew Brzezinski, che era anche lui alla Colombia University all’epoca, tra l’altro. Questi fondarono un gruppo chiamato Commissione Trilaterale e reclutarono membri provenienti dal Giappone, dal Nord America e dall’Europa per promuovere quello che definivano un “nuovo ordine economico internazionale”. Non capii negli anni ’70 cosa voleva dire, cosa significava ‘nuovo’, lo so che sembra ridicolo, ma non avevo un quadro di riferimento, non avevo compreso la tecnocrazia storica a quel tempo, quindi.. ma è quello che avevano detto, un “nuovo ordine economico internazionale” Passò del tempo e non lo capii per molto tempo, pensavo stessero spostando le sedie nel Titanic economico, per così dire, a loro vantaggio. Ma all’inizio del 2006 o 2007, scoprii per la prima volta la tecnocrazia storica e capii immediatamente che si trattava del “nuovo ordine economico internazionale” di cui parlava la Commissione Trilaterale all’inizio degli anni ’70”.
Come osserva Patrick Wood, fino alla sua morte nel 2018, Brzezinski fu un diplomatico che frequentava gli stessi ambienti di David Rockefeller e dell’ex Segretario di Stato e accusato di crimini di guerra Henry Kissinger. Brzezinski fu consigliere di diversi presidenti, da Jimmy Carter a Barack Obama. Brzezinski fu cofondatore della Commissione Trilaterale, nonché membro dell’Atlantic Council, del National Endowment for Democracy e del Council on Foreign Relations.
Sebbene Brzezinski nel suo libro Between Two Ages abbia sostituito il termine “tecnocrazia” con “tecnetronica”, la descrizione del futuro è la stessa: un mondo in cui l’élite scientifica e tecnologica pianifica centralmente la vita di tutta l’umanità.
Essenzialmente, la visione di Brzezinski è quella di un collettivismo autoritario tecnologicamente avanzato, in cui le libertà individuali sono subordinate alle apparenti esigenze della collettività. Brzezinski spiega il concetto di “tecnetronico” nel modo seguente:
“La società postindustriale sta diventando una società “tecnetronica”: una società che è plasmata culturalmente, psicologicamente, socialmente ed economicamente dall’impatto della tecnologia e dell’elettronica, in particolare nel campo dei computer e delle comunicazioni.
Nella società tecnetronica, le conoscenze scientifiche e tecniche, oltre a migliorare le capacità produttive, si diffondono rapidamente influenzando direttamente quasi tutti gli aspetti della vita. Di conseguenza, sia la crescente capacità di calcolare istantaneamente le interazioni più complesse, che la maggiore disponibilità di mezzi biochimici per il controllo umano aumentano il potenziale ambito della direzione scelta consapevolmente e, di conseguenza, anche le pressioni per dirigere, scegliere e cambiare.”
Brzezinski ritiene che “il persistere di crisi sociali, l’emergere di una personalità carismatica e lo sfruttamento dei mass media per ottenere la fiducia dell’opinione pubblica sarebbero i trampolini di lancio per la trasformazione graduale degli Stati Uniti” in una società tecnetronica altamente controllata.
In un momento di sincerità, Brzezinski riconosce che “la finzione della sovranità chiaramente non è più compatibile con la realtà” perché “la coscienza globale emergente” sta causando “l’abbandono della fissazione con la supremazia nazionale” a favore “dell’interdipendenza globale.”
La visione del futuro di Brzezinski non era mera speculazione o congettura. Era un membro della classe dominante che trascorse la sua vita usando gli Stati nazionali, e le persone al loro interno, come pedine in una partita a scacchi in cui la maggior parte dei giocatori era pericolosamente ignara della realtà che si stava svolgendo intorno a loro. Credo che il libro di Brzezinski descriva il mondo che si sta delineando negli anni 2020.
Dopo aver ricevuto l’appoggio e la promozione di Brzezinski, gli ideali tecnocratici si sono diffusi in altre organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite e il Forum economico mondiale.
Patrick Wood: Quindi questa idea è stata ripresa e portata avanti, in particolare sotto l’egida delle Nazioni Unite. È diventata la dottrina dello sviluppo sostenibile, che ora è diffusa in tutto il mondo. Più recentemente si è concretizzata in iniziative come Build Back Better, The Great Reset o il Green New Deal in America. Vediamo ogni tipo di politica incentrata su questo, come la fine dei combustibili fossili, del petrolio, del carbone e del gas; restrizioni su dove possiamo costruire, dove possiamo andare, cose del genere.
Tutte queste cose sono collegate a questo adesso, nell’epoca moderna. Questa è la tecnocrazia di oggi, questa presa di potere. Non è socialismo, non è comunismo e non è fascismo in sé. Ci sono caratteristiche molto significative che contraddistinguono la tecnocrazia. La Cina è una tecnocrazia, tra l’altro, basta guardare alla Cina per farsi un’idea chiara: si ha un controllo totale della popolazione attraverso la tecnologia, c’è un sistema di punteggio di credito sociale che dice alle persone cosa possono e non possono fare, e vengono punite se fanno la mossa sbagliata, o fanno la cosa sbagliata, o parlano con la persona sbagliata. Queste cose erano inaudite 30 anni fa. Oggi sono comuni e creano molta paura nella mente delle persone.
Quindi questo è il contesto in cui ci troviamo oggi, con questa dittatura scientifica emergente che ha preso il controllo dell’intero pianeta. Non si tratta solo dell’America,
non si tratta solo dei democratici e dei repubblicani, dobbiamo superare quest’idea, oggi è un fenomeno globale.
I tecnocrati moderni e lo Stato tecnocratico
Adesso che conosciamo un po’ la storia della tecnocrazia e alcune delle idee che propone, dobbiamo esaminare il mondo di oggi, alla ricerca di segni dell’influenza tecnocratica
(o tecnetronica).
Iniziamo guardando alle aziende più ricche e ai CEO più influenti. Queste persone sono alla guida di aziende che hanno accumulato grandi quantità di ricchezza finanziaria, oltre a quantità inimmaginabili di dati digitali su tutti i loro clienti. Da Jeff Bezos di Amazon, Bill Gates di Microsoft, Mark Zuckerberg di Facebook, Elon Musk di Tesla, fino a nomi meno noti di Google, Apple e altri.
Infatti, con la sua convinzione che le soluzioni tecnologiche siano la risposta a tutti i problemi dell’umanità, Elon Musk sembra seguire una strada simile a quella di suo nonno, Joshua Haldeman, che era direttore di ricerca della Technocracy Incorporated del Canada
e presidente nazionale del Social Credit Party.
Questi uomini e i loro colleghi in vari settori tecnologici esercitano un potere immenso attraverso le loro aziende, la loro ricchezza e la loro influenza culturale. Questi individui hanno abbastanza denaro, risorse e contatti per influenzare le elezioni, modificare il clima, censurare le informazioni, plasmare le tendenze alimentari internazionali e causare crolli nel mercato azionario solo per citare alcuni esempi. Sono la classe tecnocratica di oggi.
Ma il mondo tecnocratico non è completo con la semplice presenza dei tecnocrati. No, per realizzare la visione di Scott devono esserci meccanismi che consentano di comprendere tutte le esigenze della società e di prendere decisioni razionali su come soddisfarle. Vediamo tentativi di creare questa visione nella nostra epoca attuale?
Come abbiamo delineato nel capitolo dedicato alle Fondazioni, vediamo certamente organizzazioni come il World Economic Forum e l’ONU collaborare con i tecnocrati per promuovere soluzioni tecnocratiche alle varie crisi che affliggono l’umanità.
Ad esempio, ci viene detto che l’umanità sta affrontando una crisi climatica che richiederà una ristrutturazione completa del nostro mondo. Le Nazioni Unite usano la loro influenza sui governi mondiali per spingerli ad allinearsi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, una serie di 17 obiettivi che sembrano incentrati sulla lotta al cambiamento climatico, alla povertà, ecc. Allo stesso tempo, organizzazioni come il WEF affermano che il COVID19 ha rappresentato l’occasione perfetta per “resettare” il capitalismo e tutti i sistemi mondiali come parte della loro agenda del “Great Reset”.
Una delle soluzioni proposte per porre fine a queste crisi apparenti, in particolare al cambiamento climatico, è quella di modificare il clima attraverso la geoingegneria, spruzzando varie particelle dalla coda degli aerei nel tentativo di riflettere la luce solare e abbassare la temperatura media sulla Terra. Tecnocrati come Bill Gates stanno utilizzando la loro immensa ricchezza per finanziare progetti come questi, aggirando completamente i governi e senza dare alcuna voce in capitolo alla popolazione.
Inoltre, ora che è stato creato un precedente che consente alle nazioni di confinare le loro popolazioni in nome della lotta ad una pandemia, stiamo assistendo anche a proposte di “lockdown climatici”. Già nel settembre 2020, il termine “lockdown climatico” è stato usato da Mariana Mazzucato, presidente del Consiglio dell’OMS sull’Economia della Salute per Tutti. Mazzucato ha scritto:
“Con un “lockdown climatico”, gli Stati potrebbero limitare l’uso dei veicoli privati, vietare il consumo di carne rossa e imporre misure estreme di risparmio energetico, mentre le aziende produttrici di combustibili fossili dovrebbero interrompere le trivellazioni. Per evitare uno scenario del genere, dobbiamo rivedere le nostre strutture economiche e cambiare il modo di fare capitalismo.”
Stiamo anche iniziando a vedere proposte di app per il monitoraggio delle emissioni di carbonio che indicano a una persona quanta energia sta consumando. Queste potrebbero infine diventare obbligatorie, impedendo ai cittadini che hanno consumato “troppo” carbonio di guidare, utilizzare i mezzi pubblici e svolgere altre attività quotidiane. In un articolo pubblicato nell’agosto 2021 sulla rivista Nature Sustainability, i ricercatori sostengono l’introduzione delle quote personali di carbonio (PCA). Scrivono:
“In particolare, durante la pandemia del COVID-19, per il bene della salute pubblica, restrizioni personali e forme di responsabilità individuale che solo un anno prima erano impensabili, sono state accettate da milioni di persone. Le persone potrebbero essere più disposte ad accettare il monitoraggio e le limitazioni legate ai PCA per ottenere un clima più sicuro e i numerosi altri vantaggi associati alla lotta alla crisi climatica.”
Gli autori sostengono inoltre che l’approvazione da parte della gente delle app di tracciamento dei contatti potrebbe portare ad “informazioni utili su possibili strategie per utilizzare le app per tracciare i PCA”. Questo tipo di soluzione, e l’intera risposta al COVID19, illustrano il livello di pensiero tecnocratico che ora pervade la maggior parte dei governi e degli organismi mondiali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Sia gli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU che il Great Reset del WEF sostengono che la risposta ai nostri problemi si troverà in una completa trasformazione digitale del nostro mondo, che secondo loro sarà migliore per l’ambiente, porterà più efficienza e sarà più equa per tutte le persone. Klaus Schwab, fondatore e direttore del WEF, ha definito questa trasformazione la Quarta Rivoluzione Industriale (4IR). La 4IR è il progetto preferito di Schwab e il titolo del suo libro del 2016, in cui invoca un mondo con sorveglianza digitale onnipresente, veicoli senza conducente, città intelligenti, punteggi di credito sociale, metaverso e realtà aumentata.
Il WEF descrive la quarta rivoluzione industriale come segue:
“La prima rivoluzione industriale ha utilizzato l’energia idrica e quella a vapore per meccanizzare la produzione. La seconda ha utilizzato l’energia elettrica per creare la produzione di massa. La terza ha utilizzato l’elettronica e la tecnologia dell’informazione per automatizzare la produzione. Ora una quarta rivoluzione industriale si sta sviluppando sulla base della terza, la rivoluzione digitale che è in atto dalla metà del secolo scorso. È caratterizzata da una fusione di tecnologie che sta rendendo sempre più labili i confini tra la sfera fisica, quella digitale e quella biologica.”
In parole semplici, la 4IR è il panopticon digitale del futuro, dove la sorveglianza è onnipresente e l’umanità utilizza la tecnologia per alterare le nostre vite. Spesso associato a termini come Internet delle cose, Internet dei corpi, Internet degli esseri umani e Internet dei sensi, questo mondo sarà alimentato dalla tecnologia 5G e 6G. Naturalmente, per Schwab e altri globalisti, la 4IR si presta anche a una maggiore pianificazione centralizzata e a un controllo dall’alto verso il basso, proprio come la visione tecnocratica di Howard Scott. L’obiettivo è una società tracciabile e monitorabile, in cui tutte le transazioni sono registrate, ogni persona ha un’identità digitale che può essere tracciata e i malcontenti sociali sono esclusi dalla società tramite punteggi di credito sociale.
Analogamente alla 4IR di Klaus Schwab, i tecnocrati originari sostenevano che: “i dispositivi elettronici avrebbero immediatamente tabulato i dati relativi all’ammontare della spesa e al tipo di consumo”, “e queste informazioni sarebbero state continuamente trasmesse alla sede centrale”. Sia Scott che Schwab immaginavano di utilizzare la tecnologia per sapere tutto di tutti nella società, con l’obiettivo di costruire un sistema che prometteva di garantire abbondanza a tutte le persone.
Secondo Scott, il re-tecnico e il Comitato di controllo alla guida del Technate avrebbero controllato “in ogni momento informazioni precise sullo stato di consumo di ogni tipo di bene o servizio in tutte le parti del paese” e sarebbe stato possibile per “l’élite tecnica sapere con esattezza quali fossero le decisioni giuste da prendere in ogni momento per mantenere il funzionamento del meccanismo sociale al massimo fattore di carico e alla massima efficienza possibili.”
Questa visione tecnocratica dipende dall’uso di strumenti di sorveglianza come il riconoscimento facciale, il rilevamento vocale, telecamere a circuito chiuso 24/7, intelligenza artificiale, manipolazione algoritmica, localizzazione dei cellulari, monitoraggio dei social media, localizzazione, intercettazioni digitali tramite dispositivi intelligenti e la spinta generale verso una “rete intelligente”. Naturalmente, queste tecnologie non vengono promosse come strumenti di sorveglianza, ma piuttosto come strumenti per la sicurezza, la comodità, l’istruzione e il profitto. Tuttavia, il risultato è lo stesso: individui e aziende promuovono soluzioni tecnologiche ai mali del mondo, con una conseguente perdita delle libertà individuali e un controllo più centralizzato.
Che sia per scelta o per un caso della storia, i tecnocrati moderni, sostenuti dai loro amici nelle società di venture capital, dai giornalisti compiacenti dei media mainstream e dai loro soci in politica, stanno diventando ciò che Howard Scott ha definito il Technate, e che io chiamo Stato tecnocratico.
C’è un modo in cui possiamo fermare o evitare la diffusione di questa visione tirannica?
Soluzioni: Rifiutare lo State Tecnocratico
È molto più facile identificare i pericoli che ci attendono piuttosto che fornire soluzioni pratiche che funzionino per un ampio spettro di persone. Inevitabilmente, le ricette per percorsi alternativi non saranno applicabili a tutti in ogni situazione. Detto questo, esistono effettivamente delle opportunità per potenzialmente prevenire l’ascesa della tecnocrazia.
Come abbiamo osservato nei capitoli precedenti, uno dei passi più importanti che possiamo compiere come individui è quello di educare le persone a noi più vicine. In questo caso, le possiamo educare sulla storia della tecnocrazia e sui pericoli che essa comporta per il nostro futuro. Questo potrebbe comprendere: condividere questo documentario, stampare volantini con informazioni rilevanti e distribuirli in occasione di eventi locali e/o protestare contro le multinazionali che investono in metodi e tecnologie tecnocratici. Per superare questa minaccia è assolutamente necessario rompere il velo dell’ignoranza e raggiungere le masse.
Patrick Wood: “Chi sono questi attori globali che stanno cercando di conquistare l’intero pianeta? Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere. Se ci riusciamo, e credo che abbiamo risposto alla domanda, poi dobbiamo decidere cosa fare al riguardo. Perché se non facciamo niente, non solo il silenzio equivale a consenso, ma loro vinceranno, con il loro nuovo ordine economico internazionale, il loro sviluppo sostenibile, con il loro Green New Deal, il Great Reset, chiamalo come vuoi, loro vinceranno e noi perderemo.”
Patrick Wood ritiene anche che la risposta risieda nel pensiero critico.
Patrick Wood: “Primo punto: dobbiamo imparare a interpretare la propaganda. Il mondo è invaso dalla propaganda, è controllato e manipolato dalla propaganda. La propaganda è un tipo molto specifico di uso improprio del linguaggio, in tutto il mondo. Ha lo scopo di ingannare l’ascoltatore o il lettore. La propaganda è molto pericolosa per la mente, perché ti porta a credere a cose che semplicemente non sono vere.
Vediamo propaganda su ogni tipo di argomento, non è su un solo argomento, non è solo sul cambiamento climatico per esempio, o sulla pandemia e i vaccini, o cose del genere. La propaganda del mondo di oggi riguarda praticamente ogni argomento immaginabile. Dobbiamo imparare a smascherarla, a riconoscerla quando ci viene presentata.
Ma i segni distintivi della propaganda sono molto chiari e non sono difficili da comprendere. La prima parte della soluzione consiste nel rendersi conto quando ti stanno mentendo e rifiutare qualsiasi cosa stiano cercando di farti accettare. Dico sempre alle persone di non obbedire. Ora, devo precisare. Quando senti che ti viene assegnato un ruolo da recitare, che è innaturale in qualche modo, non farlo, semplicemente non interpretare quel ruolo. Sii un outsider. Non collaborare. Non partecipare. Ora, se sei costretto a farlo è un altro discorso, ma non puoi semplicemente sottometterti e recitare il ruolo che vogliono che reciti nella società.”
In definitiva, siamo noi a scegliere se vogliamo adottare questa distopia digitale. Non siamo obbligati ad accettare ogni nuovo aggiornamento o dispositivo. Sta a noi scegliere i nostri principi invece che la comodità.
Patrick Wood: “Ora, ci sono molte cose che puoi fare. Sappiamo per esempio che Google è un problema. Ok, non usare Google! Ci sono altri motori di ricerca alternativi che puoi utilizzare, magari non sono così comodi da usare, o ben programmati, ma non ti preoccupare. Usa qualcos’altro. Non assecondare Google. Ti succhia tutti i dati possibili, non te li paga e poi li usa contro di te in qualche modo, li vende al miglior offerente, alla fine li usa contro di te.
Non partecipare quando vedi che hanno un ruolo per te. Ci sono molte altre cose di cui potremmo parlare, come i cellulari e gli smartphone, questo diventerà un problema prima o poi. Tutti i fornitori di smartphone raccolgono dati e li trasformano in strumenti di controllo. Prima o poi dovremo affrontare questo problema. Continueremo a usare gli smartphone o troveremo altri modi per aggirare questi colossi? Ci sono soluzioni alternative in arrivo.”
Il signor Wood ha ragione a mettere in discussione il presupposto secondo cui l’umanità abbia bisogno della tecnologia digitale integrata in ogni aspetto della nostra vita. Pur approvando e sostenendo con convinzione l’uso della tecnologia digitale, dobbiamo riconoscere che questa spinta verso un mondo digitale può avvenire solo se partecipiamo. Non è abbastanza opporsi in silenzio o lamentarsi su Internet.
Dobbiamo iniziare a gettare le basi per sistemi alternativi e paralleli, nel caso in cui non riuscissimo a impedire l’ascesa dello Stato tecnocratico. Se sei certo di non voler partecipare alle iniziative relative all’identità digitale, al portafoglio digitale e alle valute digitali della banca centrale, qual è il tuo piano alternativo? Ti adeguerai se il tuo posto di lavoro adotterà tutte le forme di pagamento digitali? O se la tua banca ti consentirà di prelevare fondi solo con la tua identità digitale? Hai un modo per continuare a guadagnare denaro per te stesso e la tua famiglia in queste situazioni?
Dobbiamo essere onesti con noi stessi e riflettere su quali siano i nostri limiti invalicabili, le nostre linee nella sabbia. Quando è troppo, troppo? La risposta a questa domanda dipende dalle tue esigenze, risorse e comunità. Dobbiamo costruire relazioni con persone che la pensano come noi nelle nostre aree locali, il prima possibile. Prima stabiliamo queste relazioni e iniziamo a coltivare il nostro cibo, esplorare valute fisiche e criptovalute alternative, creare cooperative di home schooling e abbandonare gli strumenti delle Big Tech, prima vedremo la creazione di una rete di comunità che operano in un’economia completamente alternativa e parallela, con istituzioni parallele in competizione con quelle tecnocratiche.
Uno dei modi migliori per promuovere la creazione di questa rete è quello di iscriversi al Freedom Cell Network su FreedomCells.org. Utilizzando le mappe del sito, è possibile cercare persone e gruppi nella tua zona che sono alla ricerca di persone che condividono gli stessi ideali. Una volta stabilito il contatto, iniziate ad incontrarvi nel mondo reale per instaurare relazioni concrete. Come gruppo, iniziate a fissare obiettivi incentrati sull’uscita dai sistemi di controllo mainstream. The Freedom Cell Network, insieme ad altre organizzazioni simili, sta contribuendo a gettare le basi per i sistemi paralleli del futuro.
In breve, dobbiamo iniziare ad uscire da questi sistemi di schiavitù e costruire le fondamenta del mondo che sappiamo essere possibile.
Per sapere di più sulla storia della tecnocrazia, consigliamo di leggere:
Technocracy and the American Dream [La tecnocrazia e il sogno americano] di William Akin
Technocracy Rising: The Trojan Horse Of Global Transformation [L’ascesa della tecnocrazia: il cavallo di Troia della trasformazione globale] e Technocracy: The Hard Road to World Order [Tecnocrazia: la difficile strada verso l’ordine mondiale] di Patrick Wood.
Per approfondire le soluzioni per combattere lo Stato tecnocratico, leggi:
How To Opt-Out of the Technocratic State [Come rinunciare allo Stato tecnocratico] di Derrick Broze
