La Piramide del Potere: Capitolo 14 – L’Inganno delle False Flag

The Pyramid of PowerChapter 14: The False Flag Deception, di Derrick Broze, The Conscious Resistance Network

Quattordicesimo capitolo della Piramide del Potere, una serie di documentari in 17 parti che si propone di rispondere alla domanda: Chi governa il mondo?

In questo capitolo [pubblicato nel maggio 2024], Derrick Broze si concentra sulla storia dell’uso delle operazioni sotto falsa bandiera. Derrick esamina brevemente gli attacchi dell’11 settembre, l’attentato di Oklahoma City del 1995 e gli attacchi chimici in Siria del 2018.

Presentato da The Conscious Resistance Network: https://theconsciousresistance.com/
Ricercato, scritto e narrato da Derrick Broze
Montaggio e composizione di Sisyphus Jones
Consulente per la ricerca e la composizione: Sugar3
Compositore musicale: Dedfela

Con la partecipazione di G. Edward Griffin.

https://thepyramidofpower.net/
https://theconsciousresistance.com/the-pop/
https://thepyramidofpower.net/?page_id=1085
https://theconsciousresistance.com/the-pyramid-of-power-chapter-14/

Tradotto e sottotitolato in italiano da Giulia Rodighiero.
La Piramide del Potere in italiano: https://giuliarodi.com/category/la-piramide-del-potere/

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TRASCRIZIONE

Il mio nome è Derrick Broze. Negli ultimi dieci anni ho lavorato come giornalista d’inchiesta, conducendo un programma radiofonico, scrivendo libri e producendo numerosi documentari sulle realtà del traffico di bambini, sui pericoli della tecnologia e sulla lotta indigena. Ora, voglio scoprire se esiste una rete che lega queste tematiche. Molti ricercatori ipotizzano l’esistenza di un cartello internazionale che manipola segretamente gli eventi mondiali a proprio vantaggio. Sono queste solo affermazioni di fantasia e delirio paranoico, o c’è davvero un’agenda per manipolare l’umanità secondo le esigenze della Piramide del Potere?

Capitolo 14: L’inganno delle operazioni sotto falsa bandiera

Mentre i capitoli precedenti si sono concentrati su individui e istituzioni che compongono la Piramide del Potere, questo capitolo si concentrerà su uno degli strumenti utilizzati dalla Piramide. Ci addentreremo nel dibattito sui cosiddetti ‘attacchi false flag’, o ‘attacchi sotto falsa bandiera’.

Un’operazione sotto falsa bandiera è concepita per far sembrare che un attacco o un episodio di violenza sia attribuibile a un particolare individuo o nazione, nascondendo così il vero responsabile. Il riferimento alle bandiere deriva dai pirati che issavano una bandiera ‘falsa’ per apparire come alleati del loro obiettivo, in modo da poter avvicinarsi e attaccare.

L’autore G. Edward Griffin ha studiato la Piramide del Potere sin dagli anni ’60. Ritiene che le false flag siano una parte essenziale del modo in cui chi sta al vertice manipola le masse.

Questa è una tattica comune storicamente. È una tattica comune che risale all’epoca dei Romani. Sicuramente ora, con il controllo dei mezzi di comunicazione, gli attacchi false flag sono più facili, perché i media sono la fonte attraverso la quale la gente avrà la percezione di chi è stato e di come è successo. Lo si può creare dal nulla se necessario, oppure si possono scegliere piccoli frammenti di verità e unirli insieme in modo che sembrino qualcosa di diverso. È relativamente facile convincere il pubblico ignaro che sia accaduto qualcosa che in realtà era falso.

G. Edward Griffin intervistato da Derrick Broze

Come osserva il signor Griffin, le operazioni sotto falsa bandiera sono spesso utilizzate per suscitare reazioni nel pubblico, in particolare la paura. Se un gruppo volesse animare l’opinione pubblica contro i propri nemici, potrebbe inscenare un attacco fingendosi il nemico stesso con l’obiettivo di comprometterne la reputazione. Come abbiamo sottolineato nei capitoli precedenti, i media mainstream possono essere strumentalizzati per orientare la narrazione o alimentare la paura, mentre le Big Tech possono essere utilizzate per censurare le opinioni divergenti sui social media. Insieme, le Big Tech, i media della classe dirigente e i burattinai dietro i governi possono costruire una realtà a partire da un evento fabbricato o inscenato.

Le accuse di operazioni sotto falsa bandiera non sono esclusive di nessuna nazione in particolare.

L’incendio del Reichstag nel 1933 avvenne poche settimane dopo che Adolf Hitler era diventato Cancelliere della Germania e molti ritengono che si sia trattato di un’operazione sotto falsa bandiera organizzata dai nazisti per accelerare l’ascesa di Hitler al dominio totale.
Nell’Europa del secondo dopoguerra, l’Operazione Gladio era il nome in codice delle cosiddette operazioni “stay-behind”, in cui il complesso militare-industriale occidentale, sotto forma di NATO e CIA, collaborava con diverse agenzie di intelligence europee per fomentare disordini e persino inscenare attacchi sotto falsa bandiera. Daniele Ganser, autore svizzero di La storia come mai vi è stata raccontata: gli eserciti segreti della NATO, sostiene che i movimenti stay-behind associati a Gladio fossero collegati al terrorismo di destra e responsabili di attacchi terroristici contro la popolazione civile italiana.

Negli Stati Uniti sono stati declassificati documenti relativi all’Operazione Northwoods, preparati dal Dipartimento della Difesa e dallo Stato Maggiore Congiunto per il presidente John F. Kennedy nel 1962. I documenti, intitolati “Giustificazione dell’intervento militare statunitense a Cuba”, proponevano numerosi piani per inscenare un attacco false flag e attribuirne la responsabilità a Cuba, al fine di giustificare un attacco militare contro quella nazione. Alcuni dei piani proposti includevano il controllo remoto di un aereo civile dopo averlo dipinto in modo da farlo sembrare un aereo dell’aeronautica militare USA; un finto attacco di un caccia dell’aeronautica militare USA al largo delle coste di Cuba; il possibile assassinio di immigrati cubani; e l’affondamento di imbarcazioni di rifugiati cubani in alto mare. Altri documenti preparati dal Dipartimento della Difesa che contengono proposte di false flag includono l’Operazione Bingo, l’Operazione Dirty Trick e l’Operazione Mongoose.

Ci sono anche prove che l’attacco alla base militare di Pearl Harbor, alle Hawaii, sia stato un’operazione sotto falsa bandiera riuscita. Tuttavia, in questo esempio, piuttosto che inscenare un attacco e attribuirne la responsabilità a un nemico, il governo degli Stati Uniti è accusato di essere stato a conoscenza dell’attacco e di averlo permesso, per sfruttare la paura che ne sarebbe conseguita tra gli americani.

Mi piacerebbe avere l’opportunità di andare in tribunale e presentare prove che dimostrino che Pearl Harbour fu un attacco sotto falsa bandiera, perché in questo momento della storia le prove sono sotto gli occhi di tutti. Molte sono state represse e nascoste, molte sono state distrutte, ma ne esistono a sufficienza. Penso che sarebbe molto facile in tribunale, se mi fosse permesso di presentare le prove, se la corte non avesse preconcetti o non fosse corrotta da non permettermi di presentare prove. Se fossi libero di presentare le prove, sono sicuro che potrei convincere chiunque che Pearl Harbour fu un attacco false flag contro gli Stati Uniti. Fu un vero attacco, ma fu orchestrato in maniera che i giapponesi furono indotti a compierlo. Non entreremo nei dettagli, ma i leader degli Stati Uniti sapevano benissimo che la marina giapponese stava arrivando, volevano che arrivasse, volevano essere attaccati, e volevano quella scusa per poter entrare nella seconda guerra mondiale, così da poter sedere alle trattative di pace e contribuire a ricostruire il mondo dopo.

Non sono sicuro che potrei farlo per l’11 settembre, ma credo che potrei farcela. Penso che ormai le prove siano ugualmente evidenti, e con ogni anno che passa, quando arriverà il momento in cui il signor Bush se ne sarà andato, e quando tutti i protagonisti chiave se ne saranno andati, allora penso che ci sarà meno resistenza nel considerare l’idea che sì, anche l’11 Settembre, per quando orribile sia stato, fu infatti un attacco sotto falsa bandiera.

G. Edward Griffin intervistato da Derrick Broze

Uno degli esempi moderni più noti di presunta false flag è l’attacco dell’11 settembre 2001.

Gli attentati dell’11 settembre sono uno degli eventi geopolitici più dibattuti degli ultimi decenni. La versione ufficiale dell’11 settembre sostiene che Osama bin Laden gestisse una rete segreta di terroristi musulmani da una caverna in Medio Oriente e fosse riuscito a penetrare in uno degli spazi aerei più protetti al mondo. Secondo questa versione, le Torri Gemelle di New York crollarono a causa degli aerei e degli incendi che ne derivarono. Tuttavia, questa versione “ufficiale” degli eventi è stata discussa all’infinito in libri, saggi, conferenze e documentari che cercano di scoprire la verità su quel fatidico giorno.

Questo movimento collettivo di autori, ricercatori, ingegneri, architetti, studiosi, vigili del fuoco e attivisti è diventato noto come “il movimento per la verità sull’11 settembre.” Scettici nei confronti della versione ufficiale dell’11 settembre, hanno organizzato gruppi per contestarla, tra cui Architects & Engineers for 9/11 Truth, Firefighters for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, l’International Center for 9/11 Justice e altri gruppi di attivisti locali e individui provenienti da tutto il mondo.

Si tratta di un movimento poco strutturato, privo di una posizione ufficiale, e le opinioni, le teorie e le idee dei suoi membri sono talvolta in conflitto tra loro. Tuttavia, coloro che operano all’interno del movimento più ampio sono accomunati dalla convinzione che la versione ufficiale promossa dal governo degli Stati Uniti sia piena di incongruenze. Gran parte del movimento per la verità sull’11 settembre si concentra sulle prove che indicano che probabilmente fu una demolizione controllata a causare il crollo delle Torri Gemelle, così come del WTC7, del WTC6 e degli altri edifici che hanno ricevuto poca o nessuna attenzione. Molti testimoni hanno riferito di aver sentito o visto esplosioni provenire dall’interno o dal sottosuolo dei palazzi prima del loro crollo.

Per quanto riguarda la possibilità che si tratti di una false flag, esistono diverse teorie contrastanti su chi siano i veri responsabili, se gli attacchi non fossero opera di Osama bin Laden e di al-Qaeda. Alcuni ricercatori indicano il finanziamento e l’influenza del Regno Saudita, altri puntano il dito contro il coinvolgimento del Pakistan. Le teorie più accreditate ruotano attorno al coinvolgimento di membri dei governi USA e/o di Israele nella pianificazione, nel finanziamento e nell’esecuzione dei vari elementi degli attacchi dell’11 settembre.

Le teorie sull’11 settembre sono state approfondite in numerosi documentari di qualità
realizzati da Architects and Engineers for 9/11 Truth, James Corbett di The Corbett Report,
nel mio mini-documentario Declassify the Truth e da molti altri investigatori qualificati.

In questo capitolo daremo uno sguardo a due operazioni sotto falsa bandiera meno note ma altrettanto importanti.

L’attentato di Oklahoma City del 1995

Il 19 aprile 1995, l’edificio federale Alfred P. Murrah a Oklahoma City esplose alle 9:02 del mattino, causando la morte di 168 persone, inclusi dei bambini, il ferimento di 680 e la distruzione di oltre un terzo dell’edificio. La versione ufficiale sostiene che Timothy McVeigh, un veterano militare e presunto suprematista bianco, insieme ad alcuni complici, fece esplodere una bomba al fertilizzante in un camion a noleggio della Ryder parcheggiato fuori dall’edificio.

Sebbene sia assolutamente vero che Timothy McVeigh sia stato visto presso l’edificio federale e abbia avuto un ruolo nella pianificazione dell’attacco, le domande relative alle sue reali motivazioni e ad altri potenziali complici hanno portato molti cittadini dell’Oklahoma a mettere in discussione la versione ufficiale.

Infatti, Charles Key, ex membro repubblicano della Camera dei Rappresentanti dell’Oklahoma dal 1986 al 1999 e poi nuovamente dal 2006 al 2012, collaborò con Glenn Wilburn, i cui nipoti, Chase Smith, 3 anni, e Colton Smith, 2 anni, furono uccisi nell’esplosione, per convocare un gran giurì nel giugno 1997 per indagare sulle accuse di premeditazione da parte del governo degli Stati Uniti e su potenziali ulteriori sospetti. Dopo 18 mesi e dopo aver interrogato più di 170 testimoni, il gran giurì concluse: “Non possiamo affermare con certezza che nessun altro sia stato coinvolto nell’attentato dell’Alfred P. Murrah Federal Building”. Tuttavia, aggiunse: “Non ci sono state presentate né abbiamo scoperto informazioni sufficienti per incriminare altri cospiratori”.

La giuria rilasciò una dichiarazione ancora più forte riguardo alle accuse di premeditazione da parte del governo, affermando: “Possiamo affermare con certezza che non crediamo che il governo federale fosse a conoscenza che questo orribile attacco terroristico sarebbe avvenuto”.

La dichiarazione del gran giurì non fermò Charles Key e altri determinati cittadini di Oklahoma City. Key fu anche coinvolto nella formazione dell’OKC Bombing Investigation Committee [Comitato Investigativo sull’Attentato di Oklahoma City], che portò le questioni rimanenti all’attenzione dei media locali e degli abitanti dell’Oklahoma. Il Comitato pubblicò un rapporto finale nel 2001, in cui sosteneva che McVeigh non avesse agito da solo e che l’FBI fosse a conoscenza dell’attacco prima che avvenisse. Il rapporto di 500 pagine contiene testimonianze di persone che sostengono non solo che Timothy McVeigh non avesse agito da solo, ma anche che la bomba al fertilizzante nel camion Ryder NON avrebbe potuto causare da sola una tale distruzione.

Infatti, Benton Partin, un generale di brigata dell’aeronautica militare in pensione, riesaminò il caso e affermò che la bomba di McVeigh da sola non avrebbe potuto causare danni così ingenti. “Ci sono prove evidenti che nell’edificio fossero presenti cariche esplosive”, scrisse Partin in una lettera indirizzata a un pubblico ministero nel 1997.

La migliore documentazione sulle numerose incongruenze relative all’attentato di Oklahoma City e sulla lotta dei cittadini per la verità proviene dal documentario A Noble Lie. Il documentario racconta le storie di agenti dell’ATF avvertiti in anticipo;

GIORNALISTA: L’ufficio dell’ATF era vuoto quella mattina?
TESTIMONE: Avevo chiesto di parlare con un agente dell’ATF che lavorava in quell’edificio così da poter scoprire se sapevano qualcosa di mia moglie e mi disse che erano in riunione e dissi che dovevo parlare con uno di loro, che dovevo scoprire qualcosa, e disse che nessuno di loro si trovava nell’edificio, quindi nessuno era ferito. Avevano ricevuto un avvertimento sui loro cercapersone di non andare a lavorare quel giorno.

Fonte: A Noble Lie

di esercitazioni che coinvolgevano gli artificieri in quella zona; di altri avvistamenti di individui sospetti non identificati; di investigatori che dubitano della versione ufficiale;

DALE PHILLIPS (Oklahoma Bombing Investigation Committee): Ho iniziato a dubitare della storia ufficiale che stava uscendo. Devi capire che i media locali stavano facendo un buon lavoro il primo giorno. Penso che anche le forze dell’ordine locali stessero facendo un buon lavoro, ma quando arrivarono i federali, le cose cominciarono a cambiare.

Fonte: A Noble Lie

e di come la storia abbia iniziato a cambiare nel giro di pochi giorni.

CHARLES KEY: Chi indagherà sugli investigatori? Chi indagherà sui pubblici ministeri? Chi li terrà responsabili? Chi terrà noi pubblici ufficiali responsabili? Questo è tutto ciò che stiamo cercando di fare qui, oltre a cercare la verità.

HOPPY HEIDELBERG: Bene, all’inizio quella mattina, tutti i media che si trovavano sulla scena stavano riportando la verità. Riferirono la verità sulle bombe non esplose e rimosse dall’edificio, ma già nel pomeriggio, le cose avevano cominciato ad allentarsi un po’, si poteva sentire la differenza e dal giorno dopo, tutti tranne Channel 4 cambiarono storia completamente.

Fonte: A Noble Lie

A Noble Lie racconta anche la storia di Hoppy Heidelberg, un membro del gran giurì, secondo il quale la giuria fu ostacolata in vari modi e non ebbe pieno accesso alle informazioni di cui aveva bisogno.

HOPPY HEIDELBERG: Non ci fu mai permesso di vedere le prove fotografiche dalle telecamere del Murray Bulding che avrebbero mostrato il camion che veniva parcheggiato e le persone che scendevano dal camion. È tutto registrato! E noi avevamo l’autorizzazione di guardare tutto questo, ma non ci fu permesso. Infatti, nessuno ne ha mai avuto il permesso. Le videocassette sono state tenute segrete per 15 anni.

Fonte: A Noble Lie

Uno degli aspetti più preoccupanti delle indagini sull’attentato di Oklahoma City riguarda l’agente Terrence Yeakey, che aveva iniziato ad indagare privatamente sugli attentati dopo aver iniziato a sospettare delle indagini ufficiali. Terrence Yeakey, meglio conosciuto come Terry, aveva soccorso le vittime dopo le esplosioni ed era stato riconosciuto con la medaglia al valore per il suo operato. Tuttavia, Terry non volle la medaglia perché aveva iniziato a sospettare che gli fossero state nascoste le vere cause dell’esplosione.

Yeakey stava raccogliendo prove quando fu trovato morto, apparentemente per suicidio, di cui la sua famiglia e i suoi colleghi sospettarono immediatamente. Il suo corpo fu trovato dentro la sua auto parcheggiata lungo una strada di campagna con i polsi e il collo tagliati e una ferita da arma da fuoco alla testa. La storia di Yeakey è cresciuta al punto che persino canali mainstream come la CNN furono costretti a riportarla nel marzo 2023, chiedendosi: Perché questo poliziotto è stato trovato morto?.

La sorella di Yeakey, Lashon Hargrove, ha dichiarato alla CNN che aveva delle domande su come fosse avvenuta l’esplosione e sullo schema dell’esplosione. Ha detto che le aveva chiesto: “Hai sentito che hanno detto che il camion bomba è esploso verso l’interno? Aveva visto prove di un’esplosione verso l’esterno.”

Se fosse vero, ciò costituirebbe la prova di bombe esplose dall’interno dell’edificio. Anche l’ex moglie di Yeakey, Tonia, ha detto di averlo accompagnato in auto all’edificio federale di notte perché voleva vedere il posto con meno gente in giro. Ha raccontato alla CNN che andarono all’edificio intorno alle 21:30 o 22 e che Terry voleva scattare una foto sotto il punto in cui si trovava l’asilo nido. Ha dichiarato che furono fermati da alcuni funzionari governativi, dell’ATF o dell’FBI, che gli impedirono di passare.

Tonia ha affermato anche che Terry aveva scritto un rapporto dettagliato per il dipartimento di polizia di Oklahoma City. Un giorno Yeakey arrivò a casa sconvolto perché il rapporto era scomparso. Disse che i suoi superiori gli avevano chiesto di redigere un nuovo rapporto di una pagina. Ha detto anche di ricordare di aver ricevuto una telefonata furiosa da uno dei superiori di Yeakey che le chiedeva dove fosse e gli intimava di consegnare il rapporto, se non voleva una nota di richiamo. L’OKCPD ha rifiutato di rispondere alle domande relative al rapporto di Terry Yeakey o alla sua presunta scomparsa.

A Noble Lie riporta anche la testimonianza della famiglia di Yeakey, secondo cui dopo la sua morte non fu effettuata alcuna autopsia.

Inutile dire che le domande relative all’attentato di Oklahoma City continuano ancora oggi. Molti di coloro che ritengono che sia stato un attacco false flag sospettano che Timothy McVeigh fosse o un semplice capro espiatorio o all’oscuro della più ampia operazione che si stava svolgendo intorno a lui. L’attentato è stato promosso dal governo degli Stati Uniti e dai media come un ulteriore segno dell’aumento dell’“estremismo” e del “terrorismo domestico” negli Stati Uniti, uno slogan che continua a risuonare nel clima politico degli anni 2020.

È anche importante capire che l’attentato di Oklahoma City ha portato all’approvazione dell’Antiterrorism and Effective Death Penalty Act del 1996, presentato dall’allora senatore Joe Biden. Il disegno di legge è stato criticato perché prevedeva l’abolizione delle tutele dell’habeas corpus. Biden, attualmente presidente degli Stati Uniti, ha spesso affermato che il suo disegno di legge è stato il precursore del Patriot Act anch’esso criticato perché ha limitato le libertà civili nell’era post 11 settembre.

Questo è uno dei motivi per cui è importante comprendere l’inganno delle false flag. Questi attacchi si sommano l’uno all’altro, creando sempre più panico nelle menti e nei cuori della gente, consentendo alla Piramide del Potere di portare avanti il proprio programma di controllo e dominio.

Il presunto attacco chimico in Siria nel 2018

La guerra civile siriana infuria dal 2012. Il conflitto vede coinvolte numerose fazioni e rivalità, tra cui la Repubblica araba siriana guidata dal presidente siriano Bashar al-Assad, l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale (AANES) o Rojava e altre varie milizie. Nel corso del conflitto, durato un decennio, si sono verificati un numero di presunti attacchi chimici che hanno causato la morte di un numero imprecisato di siriani.

I presunti attacchi più letali sono stati: l’attacco con gas sarin dell’agosto 2013 a Ghouta, che ha causato centinaia di morti e migliaia di feriti; l’attacco con gas sarin dell’aprile 2017 a Khan Shaykhun, che avrebbe causato 89 vittime; e i presunti attacchi chimici dell’aprile 2018 a Douma, che avrebbero causato 43 vittime e oltre 500 feriti.

La versione ufficiale dei fatti attribuisce la responsabilità di questi attacchi al presidente siriano Assad. Assad nega ogni coinvolgimento e sostiene che, se gli attacchi sono avvenuti, sono stati il risultato di gruppi ribelli sul campo e non di attacchi dell’aviazione siriana con armi chimiche.

Non abbiamo lo spazio in questo documentario per esaminare in modo approfondito ognuna di queste dichiarazioni, quindi ci concentreremo sugli attacchi chimici di Douma del 2018. È in relazione a questi presunti attacchi che agli americani e alle persone di tutto il mondo furono mostrate immagini di donne e bambini che schiumavano dalla bocca dopo essere stati presumibilmente esposti a sostanze chimiche tossiche. Furono proprio queste immagini di bambini morti a spingere l’allora presidente Donald Trump ad allearsi con Francia e Regno Unito per bombardare la Siria il 14 aprile 2018. Senza aspettare per un’indagine adeguata, il presidente Trump ordinò all’esercito degli Stati Uniti di lanciare più di 100 missili Tomahawk su Damasco.

Il 16 aprile, due giorni dopo i presunti attacchi con gas, diversi giornalisti ebbero accesso a Douma e intervistarono i residenti della zona. Uno di questi giornalisti era Robert Fisk, due volte vincitore del premio Giornalista dell’Anno dei British Press Awards e sette volte vincitore del premio Corrispondente Estero dell’Anno dei British Press Awards. Fisk è un corrispondente estero di lunga data che il New York Times ha definito: “probabilmente il corrispondente estero più famoso della Gran Bretagna” e il Guardian ha definito: “uno dei giornalisti più famosi al mondo”.

Scrivendo per l’Independent, Fisk ha descritto la situazione a Douma:

“Questa è la storia di una città chiamata Douma, un luogo devastato e maleodorante, pieno di palazzi distrutti, e di una clinica sotterranea le cui immagini di sofferenza hanno permesso alle tre nazioni più potenti del mondo occidentale di bombardare la Siria la settimana scorsa. C’è persino un simpatico medico con un camice verde che, quando lo rintraccio nella stessa clinica, mi dice allegramente che il video sul “gas” che ha inorridito il mondo, nonostante tutti gli scettici, è perfettamente autentico.

Le storie di guerra, tuttavia, hanno l’abitudine di diventare sempre più cupe. Lo stesso 58enne medico siriano aggiunge poi qualcosa di profondamente scomodo: i pazienti, dice, non sono stati sopraffatti dal gas, ma dalla mancanza di ossigeno nei tunnel e negli scantinati pieni di immondizia in cui vivevano, in una notte di vento e pesanti bombardamenti che hanno sollevato una tempesta di sabbia.”

Secondo il medico con cui Fisk ha parlato, il dottor Assim Rahaibani, l’organizzazione internazionale comunemente nota come Caschi Bianchi ebbe un ruolo nella costruzione di scene false o esagerate che mostravano un attacco con gas chimici.

“Quella notte ero con la mia famiglia nel seminterrato della mia casa, a trecento metri da qui, ma tutti i medici sanno cos’è successo. C’erano molti bombardamenti da parte delle forze governative, di notte gli aerei sorvolavano sempre Douma, ma quella notte c’era vento e enormi nuvole di polvere cominciarono a entrare nei seminterrati e nelle cantine dove vivevano le persone. Le persone iniziarono ad arrivare qui soffrendo di ipossia, perdita di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “Casco Bianco”, gridò “Gas!”, e si scatenò il panico. La gente iniziò a gettarsi acqua addosso. Sì, il video è stato girato qui, è autentico, ma quello che vedete sono persone che soffrono di ipossia, non di avvelenamento da gas.”

Mentre Fisk intervistava i medici e assistenti, Pearson Sharp di One America News disse di aver intervistato tra i 30 e i 40 residenti di Douma. Come Fisk, anche Sharp afferma di non aver trovato alcuna prova di un attacco chimico e che i residenti con cui ha parlato sembravano completamente all’oscuro dell’apparente incidente.

Ci fu anche una notizia diffusa dall’emittente televisiva tedesca ZDF secondo cui gli attacchi sarebbero stati inscenati. Durante un intervento su ZDF, il corrispondente Uli Gack avrebbe affermato: “Le persone ci hanno detto in modo molto convincente che l’intera vicenda è stata inscenata”. Secondo [le traduzioni del] commento di Gack, egli avrebbe anche osservato che “i militanti hanno portato nella zona delle bombole contenenti cloro”.

I critici di queste affermazioni sostengono che i testimoni potrebbero essere stati minacciati
o istruiti da funzionari del governo siriano o russo. Infatti, alcuni hanno interpretato la presenza della polizia militare russa come un segno che alcuni testimoni potrebbero essere stati influenzati o istruiti su cosa dire alla stampa straniera in arrivo.

Tuttavia, le discrepanze nella vicenda degli attacchi chimici in Siria non finiscono qui. Nel maggio 2019, il Working Group on Syria, Propaganda and Media (WGSPM) ha pubblicato un documento firmato da un uomo di nome Ian Henderson, ispettore esperto dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) dal 1998 al 2018. Il rapporto conclude che “le dimensioni, le caratteristiche e l’aspetto delle bombole, nonché la scena circostante degli incidenti, non erano coerenti con ciò che ci si sarebbe aspettato nel caso in cui entrambe le bombole fossero state lanciate da un aereo”. Al contrario, gli autori ritengono che il posizionamento manuale delle bombole nei luoghi in cui sono state trovate dagli investigatori sia “l’unica spiegazione plausibile per le osservazioni effettuate sulla scena”.

Nel novembre 2019, WikiLeaks ha iniziato a pubblicare documenti trapelati dall’OPCW, tra cui un’e-mail interna scritta da un membro della missione di accertamento dei fatti dell’OPCW in Siria. I documenti chiariscono che il rapporto dell’OPCW pubblicato nel luglio 2018, che attribuiva la responsabilità degli attacchi ad Assad, era stato redatto in modo da allinearsi alle accuse pubbliche mosse da Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Il giornalista britannico Peter Hitchens, editorialista del Mail on Sunday, ha scritto in merito alle e-mail dell’OPCW, sottolineando che la manipolazione del rapporto degli investigatori dell’OPCW “sembra essere il peggior caso di ‘sensazionalismo’ a sostegno della guerra dall’invasione dell’Iraq e dai dossier falsificati di Tony Blair.”

L’e-mail mostra un investigatore dell’OPCW contattare il capo di gabinetto dell’OPCW Robert Fairweather e il suo vice, Aamir Shouket, il 22 giugno 2018, per sollevare “gravi preoccupazioni” sui dettagli che erano stati esclusi o cambiati nel rapporto che sarebbe stato pubblicato a breve in forma censurata sull’indagine dell’agenzia sul presunto attacco chimico. L’investigatore ha scritto che il rapporto censurato si era allontanato così tanto dalle prove raccolte da “non riflettere più il lavoro della squadra”.

L’e-mail evidenzia alcune affermazioni che travisano le prove raccolte durante l’indagine in loco, tra cui la dichiarazione secondo cui il team avrebbe trovato “prove sufficienti, al momento, per determinare che cloro, o un’altra sostanza chimica reattiva contenente cloro, fosse stato probabilmente rilasciato dalle bombole”. Un’altra dichiarazione contenuta nel rapporto ufficiale, secondo cui sul luogo del presunto attacco sarebbero stati rilevati “livelli elevati” di derivati organici clorurati, era anch’essa falsa. Secondo l’investigatore, queste sostanze chimiche erano state trovate in quantità minime, pari a 1-2 parti per miliardo.

Nel dicembre 2019, il giornalista Tareq Haddad si è dimesso da Newsweek dopo aver affermato che i suoi tentativi di “pubblicare rivelazioni degne di nota sull’email trapelata dell’OPCW sono stati respinti senza una valida ragione”.

“Ho raccolto prove di come hanno insabbiato la notizia, oltre a prove relative a un altro caso in cui “sono state rimosse informazioni scomode per il governo degli Stati Uniti”, sebbene fossero fattualmente corrette”, ha affermato Haddad. “Ho intenzione di pubblicare presto tutti i dettagli. Tuttavia, dopo aver chiesto un commento ai miei redattori, come da prassi giornalistica, ho ricevuto un’email che mi ricordava le clausole di riservatezza presenti nel mio contratto. In altre parole, sono stato minacciato di azioni legali”.

Ho intervistato Haddad poco dopo le sue dimissioni e mi ha spiegato che riteneva che la notizia delle fughe di notizie dall’OPCW fosse importante, ma che il suo redattore e l’editore avevano cercato di impedire che la notizia fosse resa pubblica.

Grazie al lavoro di Tareq Haddad e di giornalisti indipendenti, la vicenda delle fughe di notizie dall’OPCW e delle menzogne che circondano i presunti attacchi chimici non è stata dimenticata. Un altro organo di informazione e un giornalista che hanno contribuito a mantenere viva questa vicenda sono The Grayzone e Aaron Maté. Nel settembre 2020,
Maté è intervenuto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sullo scandalo che coinvolge l’OPCW in Siria.

Nel suo intervento, Aaron definisce questa vicenda “una delle più importanti e trascurate storie globali degli ultimi tempi” ed esorta l’ONU e l’OPCW a consentire agli ispettori dell’OPCW di esprimere le loro preoccupazioni e presentare le prove che sono state soppresse. Nel marzo 2023, Maté è intervenuto nuovamente al Consiglio di sicurezza dell’ONU in merito al continuo insabbiamento delle fughe di notizie dall’OPCW e alle menzogne sulla guerra civile siriana.

The Grayzone è stato costantemente uno dei pochi media a seguire gli sviluppi dello scandalo OPCW nel corso degli anni, riportando tra l’altro la testimonianza dell’ex investigatore dell’OPCW Ian Henderson nel gennaio 2020 e un’intervista all’ex capo dell’OPCW José Bustani, in cui questi difende gli informatori che hanno contestato l’insabbiamento delle indagini sulla Siria.

Il fatto è che, ancora una volta, i governi, le agenzie di intelligence e i loro amici nei media mainstream hanno mentito ripetutamente al pubblico per creare una narrazione e una percezione false.

Cosa possiamo fare quando i governi e le agenzie di intelligence commettono azioni così terribili? Come possiamo andare avanti sapendo che queste istituzioni ritengono accettabile usare le vite umane come pedine nei loro giochi geopolitici? Esistono soluzioni per un attacco così straziante all’umanità?

Soluzioni

La soluzione per aumentare la consapevolezza delle operazioni sotto falsa bandiera è semplice: mettere in discussione l’autorità. Fallo ad alta voce e fallo spesso. Quando ci vengono mostrati eventi catalizzatori come l’attentato di Oklahoma City, l’11 settembre,
la bomba dell’albero di Natale, l’attentato delle scarpe bomba, quello delle mutande bomba, gli attacchi chimici in Siria, gli attentati alla metropolitana di Londra del 7 luglio
e, sì, il COVID19, dobbiamo fare il nostro dovere e mettere in discussione le versioni ufficiali che ci vengono propinate.

Questo non significa che dobbiamo o che dovremmo credere a ogni teoria che emerge a caso dopo eventi che cambiano il mondo. Dobbiamo anche ricordare che le reti di intelligence cercano di confonderci, ritardare e interrompere le nostre attività facendoci girare in tondo e litigare su teorie che potremmo non essere in grado di dimostrare. Piuttosto che lasciarci trascinare in un clima di divisione e animosità nei confronti di chiunque non condivida la nostra specifica teoria o visione del mondo, dovremmo cercare di capirci meglio l’un l’altro.

Ho trascorso anni a Ground Zero, a New York, distribuendo volantini, marciando, cantando slogan e cercando di far capire alla gente le bugie che ci sono state raccontate su quell’evento specifico. I momenti in cui mi sono sentito più soddisfatto sono stati quelli in cui ho avuto l’opportunità di parlare faccia a faccia con le persone e ascoltare davvero le loro preoccupazioni, le loro resistenze e le loro paure, spiegando loro che non ero anti-americano o anti-qualcosa, ma che ero, in realtà, pro-verità.

L’unico modo per impedire a queste istituzioni di continuare con le false flag è denunciarle non appena vediamo delle menzogne. Denunciarla non appena vediamo i segni rivelatori di una false flag, tra cui il fatto che altri sospetti vengano ignorati per concentrarsi su un singolo individuo o gruppo; esercitazioni o simulazioni che si svolgono vicino al luogo dell’attacco lo stesso giorno o nelle settimane o nei mesi precedenti;

GIORNALISTA: Giusto per chiarire, stavate facendo proprio oggi un’esercitazione che immaginava quasi questo stesso scenario?
PETER POWER: Quasi precisamente. Sono stato sveglio fino alle 2 questa mattina perché è il nostro lavoro, della mia azienda, Visor Consultants. Siamo specializzati ad aiutare la gente nella gestione delle crisi. Come si passa dal ragionamento lento all’azione rapida? E abbiamo scelto uno scenario, con il loro aiuto basato su un attacco terroristico perché sono molto vicini a una proprietà occupata da uomini d’affari ebrei, là nella City, e ci sono più banche americane nella City che in tutta New York: era una cosa logica da fare.
GIORNALISTA: Quanto surreale dev’essere per te oggi mentre sta succedendo tutto questo!

Intervista di Live ITV News a Peter Power, l’amministratore delegato di Visor Consultants, un’azienda di Crisis Management.

la fretta immediata di approvare nuove leggi per “proteggere” la popolazione vulnerabile da ulteriori attacchi; e, naturalmente, la demonizzazione di chiunque osi sfidare la versione ufficiale.

Quando vedi questi segnali, rimani scettico. Non credere a tutte le teorie che spuntano sui social media. Prenditi il tempo necessario per riflettere, lascia che la situazione si calmi e che i fatti comincino a emergere. Non dimenticare le vittime che sono state uccise o ferite in questi attacchi. Non permettere che il loro dolore e la loro sofferenza vengano dimenticati nei nostri dibattiti sulle teorie o nella versione falsa dei fatti diffusa dai media mainstream.

Insieme possiamo sfidare l’autorità, mettere in discussione le narrazioni e scoprire la verità, ponendo finalmente fine all’inganno delle operazioni sotto falsa bandiera.

Per sapere di più sugli attacchi false flag di Oklahoma City e sugli attacchi chimici in Siria, ti incoraggio a guardare:

A Noble Lie [il culmine di anni di ricerche e documentazione condotte da giornalisti indipendenti, studiosi e cittadini comuni, andato in onda originariamente su KFOR News Channel 4 nel 2015. Si può guardare anche qui.]

The Douma Hoax: Anatomy of a False Flag di James Corbett


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